Progetto cofinanziato da
Fondo europeo per l'integrazione di cittadini di paesi terzi

 

Mediazione di comunità

Metodi dialogici finlandesi

Da sempre la Finlandia pone al centro della sua governance gli obiettivi della qualità e della sostenibilità dei servizi. Circa 15 anni fa i dati di ricerca rilevavano come di fronte ai nuovi e complessi scenari sociali il modello di welfare finlandese – tradizionalmente di tipo assistenziale - avesse un grave problema di sostenibilità economica: a una crescita della spesa corrispondeva infatti un continuo incremento quantitativo e qualitativo del disagio. Fu perciò chiesto all’ente di ricerca e sperimentazione sul welfare (National Institute for Health and Welfare - THL) di sperimentare e fornire risposte operative in grado di invertire tale rotta.

Nasce così l’esperienza del welfare dialogico che, superati i confini del progetto sperimentale,  è oggi una prassi sempre più diffusa in tutta la Finlandia e anche oltre (si sta diffondendo in Norvegia e Svezia), coinvolgendo intere municipalità e dimostrando coi numeri la sua efficacia. Il modello elaborato è centrato sul principio dialogico-relazionale e sul presupposto che gli operatori (anche persone dentro i contesti: scuole, centri sportivi, ecc.) non sono chiamati a dare risposte, ma a promuovere riflessività tra tutti i soggetti coinvolti dalla situazione approcciata, generando così da quegli stessi soggetti risposte ai problemi. Un modello dunque teso ad avviare processi partecipativi che riattivano le risorse presenti nei diversi contesti di vita delle persone. Gli interventi, orientati al “fare insieme precoce”, hanno una forte valenza preventiva e colgono quella fascia grigia tra normalità e disagio conclamato, che scivola in carico ai servizi e che costituisce oggi il grande problema sociale.

La forza di questa esperienza sta rivoluzionando anche le stesse logiche di governance dei sistemi, dimostrando come il codice dialogico-relazionale, uscendo da un utilizzo strettamente personale, possa informare, al pari del codice burocratico-normativo, le logiche stesse di funzionamento dei sistemi, permettendo l’efficace gestione di realtà complesse.

Buone prassi dal progetto Altrimenti la Città

“La mediazione sociale dei conflitti risponde al bisogno di individuare nuove modalità di gestione dei rapporti sociali all’interno delle città e dei quartieri; spesso le manifestazioni più visibili dei problemi di interazione e di convivenza sembrano riguardare le differenze culturali. In generale, tuttavia, si tratta di tematiche che coinvolgono l’intera cittadinanza a prescindere dalla relazione fra stranieri e autoctoni”. Il progetto Altrimenti la Città cofinanziato dall'Unione Europea - Fondo Europeo per l'Integrazione di cittadini di Paesi terzi nella pubblicazione "Manuale di modellizzazione delle buone prassi" presenta una modalizzazione delle principali attività di mediazione sociale dei conflitti attivate nei contesti di Venezia e Padova.