Progetto cofinanziato da
Fondo europeo per l'integrazione di cittadini di paesi terzi

 

Il quartiere

Solteri-Centochiavi-Magnete è un quartiere periferico a nord della città di Trento che ha visto, a partire da metà degli anni ottanta, una rapida espansione urbanistica (in particolare per quanto riguarda la zona di Centochiavi). E' un quartiere per la maggior parte di servizi, in cui, in particolare nella zona nord, non ha mai avuto modo di svilupparsi una comunità.

Le diverse zone, pur essendo confinanti, presentano caratteristiche molto diverse: Solteri è il nucleo storico del quartiere, con un migliore senso di comunità ed appartenenza (seppur indeboliti negli anni), un certo numero di associazioni presenti, case prevalentemente di proprietà e pochi edifici Itea Spa (Istituto Trentino per l'edilizia pubblica). Centochiavi e il Magnete sono invece caratterizzati da grandi condomini di recente costruzione, circondati da insediamenti commerciali ed uffici e con un numero maggiore di edifici Itea: si tratta di contesti più anonimi senza un particolare vissuto di comunità e da molti definiti “quartieri dormitorio”. Questo anche a causa dell'assenza di spazi di aggregazione.

A fronte sia dell'alto numero di giovani (il 21%) che di stranieri (21,5%) il quartiere potrebbe essere il contesto ideale in cui entrare in contatto con culture nuove ed attivarsi, ma mancando i luoghi di aggregazione e le occasioni di incontro questo spesso non accade, aspetto che porta la maggior parte dei residenti, anche gli anziani, ad essere isolati.

Muovendosi per alcune zone del quartiere (in particolare il Magnete e Centochiavi) la cosa che salta agli occhi è che al momento della loro ideazione ci si è dimenticati che le persone abitano sì le case, ma anche i luoghi dove vivono. Mancano infatti piazze, posti di incontro. Sembra che gli abitanti debbano usare il loro quartiere solo per andare a dormire. Naturalmente non è così: le persone hanno voglia di interagire ed usano i pochi spazi che hanno a disposizione per incontrarsi, passare del tempo assieme con i bambini o fra adulti e lo farebbero molto di più se ci fossero maggiori occasioni. Come il gruppo di mamme al parco che si trova quotidianamente nel tardo pomeriggio riempendo di colori il contesto circostante; i ragazzini e i giovani che si danno il cambio giocando a calcio nel campetto vicino alla chiesa; i musulmani che ogni venerdì si incontrano per pregare; gli anziani che cercano un po' di fresco sulle panchine del parco, le persone che si sono unite in associazioni e costantemente frequentano il Centro Sociale Bruno Visentin.

Che si dice da queste parti? Pensieri dalle interviste del progetto TRA.Mi.Te

Tags: quartieri solidali, sviluppo di comunità, relazioni, partecipazione, convivenza, riattivazione delle risorse